Le QUATTRO PROVE di
Silvia
Quando giunsero alla Catena dei Monti Selvaggi era ormai notte
inoltrata, perciò si sedettero in terra e prepararono l'accampamento. Accesero un fuoco e
sdraiatisi l'uno accanto all'altra si addormentarono.
Al loro risveglio, il sole cominciava a levarsi nel cielo. Dopo
un'abbondante colazione, si rimisero in marcia. Quando fu giorno inoltrato arrivarono,
dopo una lunga e insidiosa scalata, presso la sommità della Montagna del Picco Bianco.
Superato l'ultimo ostacolo, costituito da un'enorme roccia che sbarrava
loro la via, si ritrovarono difronte a un grande giardino pieno di rose e di fiori
profumati circondati da erbe odorose e da piccoli uccellini che volavano, cinguettando, da
un albero all'altro. Ma su questa scena idilliaca (felice), vi era una strana sensazione
di angoscia e di paura. Sul limitare del giardino, proprio sullo sfondo si ergeva, come un
monito (avvertimento) per qualsiasi intruso, un grande tempio. Aveva enormi colonne e
gradini alti mezzo metro; Rashid, per poterli salire, dovette prendere una buona rincorsa.
Quando entrò nel tempio era solo, aveva lasciato Sciarad nel
grande giardino per non farle correre rischi inutili. Purtroppo questa sua premura non fu
ricompensata, ma anzi portò a tragiche conseguenze. Intanto Rashid era riuscito ad
entrare e ammirava le grandiose bellezze del tempio. Questa aveva all'interno, delle
stupende colonne di lapislazzuli (pietra preziosa di colore azzurro) inframmezzate da
colonne, più piccole, di puro diamante che mandava riflessi luminosi e argentei.
In fondo all'immensa sala vi era un grande altare tutto ricoperto di
pietre preziose e di lamine d'oro e d'argento. Su di esso erano posati due grandi
candelabri d'oro, entrambi accesi, che davano alla sala un aspetto misterioso e tenebroso.
Mentre Rashid cercava, invano il suo nemico, nel giardino accadeva un tragico evento.
Sciarad stava ammirando i bei fiori che ornavano il luogo, mentre piccoli uccellini le
volavano attorno. Tutta presa da questa scena idilliaca, non si accorse che le nubi si
stavano addensando sulla cima del monte e che un forte vento cominciava ad alzarsi. Ad un
tratto tutti gli uccellini, come presi da un terrore generale, volarono via e i fiori, che
pochi istanti prima sfoggiavano i loro sgargianti colori, si richiusero di colpo, come se
cercassero rifugio da qualcosa di mostruoso.
Anche nell'animo della ragazza cominciò a crescere un'angoscia sempre
più forte che sfociò in terrore quando vide, al limitare del bosco che circondava per
metà il giardino, il Grande Sacerdote in persona che mandava dai suoi grandi occhi lampi
di odio e di vendetta.
In quel momento il cielo fu squarciato da grandi lampi che sembravano
quasi sferzare, con crudeltà e cattiveria, la terra sottostante. Sciarad cercò di
arrivare nel tempio per chiedere aiuto a Rashid, ma le fu subito reclusa ogni possibilità
di fuga a causa di un enorme albero che cadde proprio ai suoi piedi colpito da un fulmine.
A questo punto Sciarad, presa dal panico, cominciò a correre in ogni
direzione senza sapere dove andare, e senza vedere che stava per cadere tra le braccia del
Grande Sacerdote. Quando si avvide di ciò, era ormai troppo tardi.
Il Sacerdote la prese tra le sue possenti braccia e guardandola negli
occhi cominciò a schiudere le sue labbra.
Allora Sciarad capì che per lei era finita, non gli rimaneva che un
ultima possibilità, quella di chiamare con tutto il fiato che le restava il nome di
Rashid; ma quel nome, che per lei rappresentava l'unica speranza di salvezza, gli morì
sulle labbra.
A questo punto il Grande Sacerdote accorgendosi del suo tentativo
cominciò a ridere e le sue risa fecero tremare la terra e l'intero tempio. Rashid, che
fino a quel momento era rimasto nel tempio, corse fuori e quando vide la sua amata
tramutata in pietra emise un urlo di dolore tanto forte da sovrastare il rumore del tuono.
"Maledetto tu sia, Grande Sacerdote, con questo gesto hai segnato
la tua condanna a morte e sarò io ad eseguirla. TI UCCIDERO' !!!!!" Disse Rashid,
pieno d'odio, al Sacerdote. "Non essere tanto sicuro di farcela" gli rispose
costui.
A questo punto scoppiò fra i due un tremendo combattimento.
La spada di Rashid, di colpo, si infiammò emanando una luce
fortissima. Anche il Sacerdote tirò fuori, da sotto il suo mantello, una spada e
cominciò a parare i forti colpi che Rashid gli scagliava.
Ogni volta che le due spade si toccavano scintille di fuoco volavano
nell'aria. Ad un certo punto il grande Sacerdote riuscì a sbilanciare il giovane
facendolo cadere in terra. Stava per trafiggerlo quando quest'ultimo, con un colpo di
reni, riuscì a spostarsi e a schivare il colpo mortale. Rialzatosi cominciò a tempestare
il Sacerdote di colpi micidiali, provocandogli parecchie ferite e facendolo indietreggiare
fino a bloccarlo contro un albero e, dopo averlo disarmato con un colpo piatto della
spada, lo trapassò con essa.
La pianta, al contatto con caldo sangue del Sacerdote, prese fuoco
facendone cadere in terra il corpo ormai inerme. Ad un tratto, come se un maleficio
venisse dissolto, il corpo del mago scomparve e sul terreno rimase solo il suo mantello
rosso. Anche se Rashid aveva vinto il Grande Sacerdote era
ugualmente molto triste, il suo cuore era spezzato ormai per sempre. L'unica sua speranza
di vita, era stata tramutata in pietra e non poteva essere più riportata alla vita.
Rashid, allora, si avvicinò alla statua di Sciarad e,
inginocchiatosi davanti ad essa, cominciò a piangere e a pregare il suo Dio di ridargli
la sua amata. Mentre era così prostrato le sue lacrime andarono a bagnare la pietra che
costituiva la statua e, come d'incanto tra una miriade di stelle e di luci colorate,
Sciarad ritornò alla vita. Rashid non stava più nella pelle per la gioia, abbracciò e
baciò più volte la ragazza ed insieme, dopo aver recuperato il mantello del Sacerdote,
cominciarono la lunga marcia per il ritorno alla caverna della strega Kasar.